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RASSEGNA STAMPA CULTURALE

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NOVITA’ ALLO SPORTELLO LEGALE DEL CeFa

 

 

Da gennaio 2010 il servizio di consulenza legale del CeFa prosegue la sua attività
solo su appuntamento.
Si prega di telefonare negli orari di segreteria, che restano invariati.

 

 

lo sportello offre un primo orientamento riguardo alle diverse problematiche che può avere una famiglia, da quelle legate alla casa, a quelle inerenti il rapporto di lavoro, a quelle più strettamente inerenti le relazioni familiari.


In particolare quindi le consulenze si riferiscono ai diversi ambiti del diritto civile, in particolare:

diritto di famiglia e della tutela dei minori;

diritto delle locazioni e controversie condominiali;

diritto del lavoro e alle controversie tra datori di lavoro e dipendenti;

diritto dei consumatori

tutte le controversie di risarcimento danni nei confronti di assicurazioni, società o privati.

Vengono inoltre date informazioni a riguardo delle più recenti iniziative a favore delle famiglie, come per esempio il “Bonus famiglia” o la “Dote scuola”.

Per usufruire della consulenza telefonare in sede negli orari di segreteria.

 

NOTIZIARIO CeFa
n°1– Gennaio 2009

SPECIALE FAMIGLIA

 

Cosa rappresenta per me la famiglia? Che esperienza vivo? Cosa ha significato e significa per la mia vita? Credo che l’unità delle nostre famiglie possa essere un punto fermo, un riferimento positivo nell’ambiente, una certezza, in una parola, che genera speranza per il mondo?

Queste domande le abbiamo rivolte ad alcune famiglie incontrate in questi anni e che vivono situazioni diverse; il nostro desiderio è scoprire, attraverso la loro testimonianza, se ancora la famiglia oggi è un luogo di costruzione della persona che dissolve la paura dilagante di vivere, con un gusto e un amore per la vita che ci danno un respiro infinito e l’occasione di un’amicizia che rende possibile e più bella quest’avventura.

Prima di dare la parola ai nostri amici vi proponiamo dei passi tratti dal Messaggio di Giovanni Paolo II alle famiglie cristiane, in occasione del Giubileo delle Famiglie a Roma il 15 ottobre 2000, significativi a questo proposito.

Dal messaggio di Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo della famiglia a Roma il 15 Ottobre 2000

Fin dall'alba della creazione sulla famiglia si posò lo sguardo benedicente di Dio.
Dio creò l'uomo e la donna a sua immagine, e diede loro un compito specifico per lo sviluppo della famiglia umana: "Li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra" (Gn 1, 28).(…)
"Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile" (Gn 2,18).
E' così che, nel libro della Genesi, l'autore sacro delinea l'esigenza fondamentale su cui poggia l'unione sponsale di un uomo e di una donna, e con essa la vita della famiglia che ne scaturisce. Si tratta di un'esigenza di comunione. L'essere umano non è fatto per la solitudine, porta in sé una vocazione relazionale, radicata nella sua stessa natura spirituale.
In forza di tale vocazione, egli cresce nella misura in cui entra in relazione con gli altri, ritrovandosi pienamente "nel dono sincero di sé" (Gaudium et spes, 24).All'essere umano non bastano rapporti puramente funzionali. Ha bisogno di rapporti interpersonali ricchi di interiorità, di gratuità, di oblatività.
Tra questi, fondamentale è quello che si realizza nella famiglia: nei rapporti tra i coniugi, come tra questi ed i figli. (…)il 'noi' dei genitori, del marito e della moglie, si sviluppa, per mezzo della generazione e dell'educazione, nel 'noi' della famiglia, che s'innesta sulle generazioni precedenti e si apre ad un graduale allargamento" (Lettera alle famiglie, 16).
Quando i ruoli vengono rispettati, in modo che il rapporto tra i coniugi e quello tra genitori e figli si svolga in modo compiuto e sereno, è naturale che per la famiglia acquistino significato ed importanza anche gli altri parenti, quali i nonni, gli zii, i cugini. Spesso, in questi rapporti improntati a sincero affetto e aiuto scambievole, la famiglia svolge un ruolo davvero insostituibile, perché le persone in difficoltà, le persone non sposate, le vedove e i vedovi, gli orfani, possano trovare un luogo di calore e di accoglienza. La famiglia non può chiudersi in se stessa. Il rapporto affettuoso con i parenti è un primo ambito di quella necessaria apertura, che proietta la famiglia verso l'intera società.

Ora la parola ai nostri amici.

 

Tutto è cominciato dall’incontro tra me, Giulia, e Davide. Fin da subito un grande amore, una stima e un rispetto profondo, la sensazione di conoscerci da tempo, di essere stati pensati l’uno per l’altra.
Fin da subito avevamo capito che era un rapporto speciale. E in poco tempo ci siamo resi conto di avere un’esigenza, quella di costruire qualcosa di più grande: una famiglia.
E questa esigenza non era solo un desiderio o una bella idea: ci siamo resi conto subito che era un vero e proprio bisogno. Nonostante stessimo bene insieme e avessimo una vita spensierata, senza impegni e responsabilità, mancava qualcosa.
Per me, Giulia, qualsiasi cosa facessi, avevo sempre la sensazione di non essere del tutto felice, o meglio che potevo esserlo ancora di più, anche nel viaggio più bello o nello sport più estremo. Desideravo di più. E con il matrimonio con Davide, la nascita di Alessandro e, da poche settimane, di Eleonora, questo di più è iniziato.
La nostra vita è cambiata. La nascita dei bimbi è stato uno stupore e un dono grandissimo: davvero i bimbi ci colmano di gioia ogni giorno di più.
Certo all’inizio è stato faticoso, sia perché i bambini piccoli sono molto impegnativi, sia perché i nostri genitori erano un po’ scettici sul fatto che ci sposassimo e avessimo dei bambini così giovani (27-30 anni per i tempi d’oggi viene considerato presto), sia perché la maggior parte dei nostri amici non avevano figli e quindi era più difficile vedersi.
In tali iniziali difficoltà siamo stati molto appoggiati dalle famiglie che frequentano la parrocchia, la loro amicizia ci ha sostenuto fin da subito.
Grazie a loro abbiamo avuto l’esempio giusto per affidarci e credere che potevamo farcela anche noi…ora anche i nostri genitori ci sostengono e i nostri amici senza figli vedendoci così felici cominciano a desiderare di averne!!
Non possiamo non ringraziare don Ambrogio, don Franco e le famiglie di questa parrocchia che in momenti di difficoltà ci hanno dato il giusto sostegno per affrontare quest’avventura con serenità e positività.
La nostra speranza è che tutti coloro che decidano di intraprendere la splendida via della famiglia abbiano come noi la fortuna di incontrare una realtà così che li sostenga e che indichi loro il bene e la via da percorrere.

Giulia e Davide

Ci chiamiamo Maria Vittoria e Pietro, abbiamo 29 e 31 anni, siamo sposati da quattro anni e mezzo e abbiamo due figli, Andrea di tre anni e mezzo ed Elisa di un anno e mezzo.
Perché ci siamo sposati? Perché, da innamorati, desideravamo che il nostro amore fosse per sempre ma nel contempo capivamo che noi, da soli, non ne saremmo stati capaci. L’impeto con cui ci si innamora non basta ad impedire che l’amore, col tempo, si corrompa. Perché siamo limitati e tendiamo a prevaricare e distruggere l’altro, nonostante il desiderio di amare e di essere amati. Ma questo è perché l’altro non può compiere e saziare del tutto il mio desiderio infinito di felicità. Io voglio essere amato/a infinitamente. Ma l’altro/a, nel tempo, non ne è capace. Ma non può che essere così. Il cuore dell’uomo è fatto per una Amore con la A maiuscola, di cui l’altro è segno. L’altro chi me lo da? Chi fa in modo che ogni mattina si svegli, al mio fianco? Se prescindo dall’origine, da Dio che fa tutte le cose, non posso amare per tutta la vita mio marito/mia moglie come e più del primo giorno.
Ma questo sarebbe rimasto forse un po’ astratto, solo un buon proposito, se non avessimo visto, in atto, alcune coppie sposate di questa parrocchia davvero felici, che hanno “costruito la loro casa sulla roccia” il loro matrimonio sulla promessa di Gesù di rendere il loro amore più pieno. E che, anche nella vita quotidiana, sono decisamente più felici del resto del mondo. Non che le cose da fare siano diverse: si lavora, si educano i figli, ma anche si lavano i piatti e si cambiano i pannolini dei bambini. Come tutti, ma è diverso, perché qui abbiamo intuito di poter essere abbracciati e accolti nell’orizzonte di un Amore più grande, che ci si è fatto incontro nel volto di mio marito/mia moglie e mi promette che quella è la via verso la realizzazione della mia vocazione. Allora, le cose più semplici, acquistano un senso, quelle più dolorose possono essere accettate, le cose belle della vita possono essere abbracciate, grati al Signore perché ce le ha date.
Le famiglie che qui abbiamo incontrato sono una realtà concreta, una presenza, un sostegno, un aiuto ma anche uno spettacolo: basta guardarle, magari tre o quattro figli, o anche cinque o sei (o magari nessuno perché non possono averne ed è ancora più stupefacente) e con un sorriso grande ti chiedono come stai, come stanno i tuoi figli, se hai trovato la tata che cercavi, se sai dove iscrivere i tuoi figli a scuola, se vuoi partecipare a un’uscita o a un incontro: questa è la Chiesa, una realtà concreta di sostegno e aiuto a noi, al nostro matrimonio, alla nostra famiglia. Perché l’origine di questa baldanza nell’affrontare la vita, l’origine della certezza e della serenità, l’origine dell’attenzione per l’altro, di questa capacità di abbracciare l’altro è chiara: Gesù Cristo, cui Don Franco, con autorità paterna, costantemente ci richiama.
E, come noi, altre giovani coppie che, ad esempio, hanno frequentato qui i corso fidanzati o hanno partecipato a un’uscita sciistica o sono venuti qui alla S. Messa, sono rimasti affascinati da questo luogo e con loro è nata una vera amicizia e una presenza anche di famiglie giovanissime. Momento certo di incontro è la S. Messa della domenica, delle 10.00 per chi ha i bambini, delle 11.30 per tutti, e anche altre occasioni, come uscite ed incontri, non mancano.
Così, con la certezza di essere voluti bene, abbracciati e sostenuti abbiamo accolto i nostri primi due figli, Andrea ed Elisa e accoglieremo gli altri che, se Dio vorrà, si aggiungeranno alla nostra famiglia. Certi che sulla nostra vita c’è un disegno buono e a Lui affidati. Forti di una promessa, racchiusa nel sacramento del matrimonio, che quell’uomo/quella donna è la strada verso la pienezza e la felicità e rafforzati da una realtà presente, la Chiesa, che ci accompagna e ci guida nei volti di Don Franco, Don Ambrogio, dei nostri genitori, dei nostri amici, delle famiglie che frequentano questa parrocchia.

Maria Vittoria e Pietro

Quando ci sposammo, quel bellissimo sabato di inizio settembre, non pensavamo certo che il Signore ci avrebbe richiesto un percorso più lungo e travagliato rispetto a quello riservato alla maggior parte delle coppie.
Figli sì, ci eravamo detti, da subito, prima biologici poi adottivi, dato che ritenevamo più naturale questo succedersi di eventi. Ma i nostri disegni spesso non corrispondono ai Suoi!
Infatti, ecco che dopo più di 10 lunghi anni di matrimonio arriva la nostra prima figlia, un fagottino in regalo dallo Sri Lanka, che d’improvviso “apre i nostri orizzonti colorandoli di gioia” (come abbiamo scritto sul biglietto che annunciava il suo arrivo). Lei è stata il primo dono immenso e splendido che ci ha riempito di vita e ci ha permesso di progettare la seconda nascita adottiva, avvenuta cinque anni più tardi: una stupenda indianina tutto pepe, che all’età di tre anni ha nuovamente sconvolto il nostro nucleo familiare. Sono due bambine incantevoli, diverse e complementari fra loro, che ogni giorno ci riempiono di gioia e orgoglio. I figli sono un dono di Dio e noi abbiamo potuto sperimentarlo veramente, grazie a eventi “particolari” verificatisi in concomitanza dei loro arrivi.
E anche la famiglia è un grande dono: lo percepiamo sia dall’amore profondo che unisce noi coniugi, inizio di tutto e base su cui si fonda il nostro stare insieme, sia dalla gioia che ogni giorno proviamo nel vivere insieme con le nostre due figlie, diverse da noi nell’aspetto esteriore, ma unite a noi da un affetto totale che veramente sentiamo espressione di qualcosa di più grande. Il loro arrivo ha completato la nostra unione, l’ ha rafforzata e, grazie all’amore reciproco, ha permesso di superare anche momenti difficili, conseguenza di lutti molto dolorosi.
La famiglia può rappresentare una delle più grandi fonti di felicità ed è il luogo in cui avviene gran parte della nostra crescita, in cui i figli imparano ad affrontare la vita e a comportarsi nella società. Deve essere un ambiente sereno e accogliente in cui poter esprimere tutte le proprie emozioni. Costituisce un trampolino di lancio potentissimo.
Il compito di noi genitori, con tutti i nostri limiti, è di far sperimentare alle nostre figlie che cosa sia l’amore, la fiducia, la gioia, la forza, la lealtà, il rispetto, la tolleranza, il perdono, l’accoglienza, la cooperazione, il servizio. L’elenco è lungo e quanto mai impegnativo!
Anche il sacrificio e il dolore, che fanno parte della vita, hanno una loro utilità; il modo in cui vengono affrontati dai genitori è un fondamentale insegnamento per i figli, una pietra miliare che resterà fissata nella loro esperienza di vita.
E’ nostra convinzione che la famiglia non debba chiudersi in se stessa, ma aprirsi agli altri, mettendo a disposizione le risorse che possiede. Ciò è prima di tutto una fonte di enorme ricchezza e benessere per la famiglia stessa.
La nostra premura è riposta nel far in modo che in essa si respiri un’aria di accoglienza, di attenzione per le necessità del mondo circostante, cercando di costruire rapporti il più possibile sinceri e autentici con gli altri.
Non meno rilevante è l’impegno che noi cerchiamo di profondere per “curare” i rapporti fra i componenti del nostro nucleo famigliare: le relazioni sono sempre in evoluzione, non bisogna mai dare nulla per scontato. Ciò richiede disponibilità, una capacità di ascolto continua e tempi che sono spesso diversi da quelli scanditi dalla nostra vita frenetica.
Inoltre, la nostra è una famiglia un po’ diversa da quella tradizionale: si sono già presentate e siamo consapevoli che si presenteranno ancora (in forma più prorompente) problematiche specifiche legate al fatto di avere due figlie adottive di colore. Quest’ultimo aspetto rende il nostro compito di genitori ancora più articolato e ci induce da un lato a mantenere vigile l’attenzione e dall’altro a custodire l’unione fra noi coniugi.
In definitiva, l’essere famiglia vera è un compito immensamente difficile, che, se si riflette bene, sembra al di fuori delle nostre forze. Per fortuna siamo consapevoli che non si arriva da nessuna parte senza il Suo aiuto. Questo a noi è sempre stato molto chiaro: abbiamo sempre pregato e preghiamo il Signore di assisterci e di vegliare continuamente sul nostro progetto famigliare. La certezza della Sua presenza ci permette di affrontare il futuro con serenità e tranquillità.

Luisa e Natale Castellazzi

Quando ci è stato chiesto di raccontare la storia della nostra famiglia mi è venuto in mente il canto “Il disegno”: un cammino a cui ci siamo sentiti chiamati.
Io e Antonio eravamo compagni di classe al Liceo e abbiamo cominciato ad uscire insieme a quattordici anni; chiaramente i nostri genitori erano perplessi e piuttosto preoccupati, d’altro canto non è che noi in seconda superiore avessimo già deciso di sposarci. Tuttavia abbiamo sempre vissuto seriamente quello che ci legava e col passare ci si è proprio chiarito che il nostro affetto non era solo un sentimento ma un compito, una responsabilità in primo luogo reciproca: l’aiuto, la vicinanza, la compagnia e qualcosa più grande tra noi che sentivamo ci teneva insieme.
Abbiamo preso questa consapevolezza rendendoci conto che per noi era come una staffetta, che c’era sempre uno dei due che “tirava “ e aiutava l’altro nei momenti di crisi.
Ovviamente la fatica c’è stata perché volevamo finire gli studi, compresa l’Università e trovare lavoro, almeno uno dei due, prima di sposarsi. L’attesa è stata di ben quattordici anni, talvolta realmente problematici sia nella quotidianità sia per difficoltà a volte anche serie nelle nostre famiglie e negli studi. Tuttavia non abbiamo mai messo in dubbio il fatto di sentirci chiamati a un compito, che il nostro affetto fosse realmente il segno di una vocazione.
Ora, come dopo dodici anni di matrimonio e due bambini, nelle fatiche quotidiane cerchiamo di vivere quello che ci viene messo davanti, sempre più consapevoli che c’è la presenza di Dio che opera tra noi e senza della quale non avremmo mai potuto farcela. Siamo letteralmente cresciuti insieme e questo ci ha permesso di conoscerci e capirci e soprattutto di imparare a conoscerci come siamo, con i nostri “pallini” e con una grande fiducia reciproca. Discutiamo come tutti ma sappiamo che non si tratta mai di questioni di fondo; questo mi si rivela ancor più evidente con i nostri figli, Andrea di dieci anni e Alessandro di sei: quando dobbiamo decidere di “cose serie” siamo sempre d’accordo.Quello che ha maggiormente caratterizzato i primi anni del nostro matrimonio è stato un rapporto molto stretto con le famiglie d’origine: sia io che Antonio ci siamo trovati studiare per i concorsi con l’Andrea molto piccolo ed è quindi stato preziosissimo l’aiuto che i nostri genitori ci hanno dato in quegli anni.
Con l’Alessandro è stato tutto più semplici, i concorsi erano finiti, tuttavia anche lui è sempre stato molto con i nonni; ci rendiamo conto che per i nostri figli “famiglia”non significa semplicemente genitori e figli, ma tutto l’ambito allargato che comprende nonni, zii e cugini, anche perchè passano insieme in campagna buona parte delle vacanze estive. Pensiamo che anche questo sia un disegno, cioè una caratteristica della nostra storia, così come la devozione per alcuni Santi dai quali ci siamo sempre sentiti accompagnati: in primo luogo san Vincenzo Dè Paoli, perché il nostro anniversario di fidanzamento è il 27 settembre, in secondo luogo San Giovanni Bosco, perché io e i miei bambini viviamo, per lavoro e studio, nelle scuole salesiane: ho ricevuto la telefonata con cui sono stata assunta nella mia scuola la sera prima del matrimonio, dopo quasi un anno che non lavoravo!


Elena e Antonio

Queste testimonianze ci hanno aiutato a riconoscere - come è emerso all’interno di un momento di ritiro per le famiglie tenutosi da Don Franco Berti lo scorso 17 Gennaio nella Parrocchia San Vincenzo Dè Paoli – che la famiglia è una realtà straordinaria sia a livello affettivo , che generativo. E ogni persona che ci è data – marito/moglie, figli e amici – diventa segno di un amore più grande che, nell’abbraccio della Fede, riconosciamo come la presenza con cui il Mistero ha toccato la nostra vita e ci interpella ogni giorno. Così ti accorgi che prima ancora di amare, sei amato e questa coscienza ti fa alzare lo sguardo e ti rende capace di generare figli, non solo biologicamente. La casa in cui vivi, la tua vita quotidiana diventano il luogo dove questa passione nuova per la vita si comunica a tutti e rende più piena e bella la vita. Ecco perché aderire alla Fede è ragionevole! E scopri che l’amicizia con chi vive la stessa esperienza, che è la comunità cristiana, è semplicemente il volto di Cristo che non ti lascia mai.

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